Come il blitz in Venezuela incide sulla società cubana.
Da “Rexter”, Cuba
Dopo il prelievo-lampo di Nicolas Maduro, ex presidente venezuelano, e signora, avvenuto il 3 gennaio scorso, la situazione energetica è via via peggiorata.
Dai blackout in blocchi di 10-12 ore seguiti da 3-4 ore di servizio, che caratterizzavano ormai da oltre un anno la vita e il lavoro quotidiani, si è passati prima alle 14-16 e poi alle 18-20 ore di disservizio.
Il Venezuela rappresentava da solo il 50% del petrolio cubano e la destituzione del chavista Maduro, con conseguente blocco delle petroliere da parte dell’amministrazione Trump, ha obbligato le termoelettriche a lavorare con il greggio locale, a detta degli esperti disastroso per gli impianti, già in pessimo stato per decenni di assenza o carenza di manutenzione.
Non contenti, gli Stati Uniti hanno iniziato a bloccare appena fuori dai porti anche le navi messicane già cariche. Per oggi, 23 marzo, è previsto l’arrivo di una super-petroliera russa da 730.000 barili. Vediamo se arriva, vediamo se passa.
Il collasso era nell’aria da tempo. Già martedì della scorsa settimana, 9 delle 16 termoelettriche che danno luce all’isola erano crollate, ma ieri alle 18 è terminata una sospensione di corrente record di 31 ore e mezza consecutive. Il crollo ha riguardato l’intero servizio elettrico nazionale.
Il sito Telegram delle imprese elettriche sembrava un bollettino di guerra: centrali che cadevano come birilli una dietro l’altra, operai che lavoravano giorno e notte, con mezzi spesso di fortuna.Tutto il personale era impegnato in una corsa frenetica per cercare di far funzionare qualcosa, ma ne sistemavano una e ne cadevano due. L’effetto domino sembrava non finire mai.
Quando alle 6 di sera è tornata la luce tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, anche se alle 8 l’hanno di nuovo tolta. Ma è tornata una certa rotazione, il che fa ben sperare.
Da notare, che durante i blackout non c’è quasi mai né linea né dati mobili. Martedì e ieri anche i telefoni fissi non funzionavano, con conseguente crash dei parchi Wi-Fi. Quindi al buio e completamente isolati. Anche la somministrazione idrica ne risulta ovviamente danneggiata, con pompe vetuste lasciate ferme per giorni. L’acqua calcarea fa il resto, e quando arriva il getto si sentono i colpi delle tubazioni e giunture che partono.
Ma c’è ovviamente chi ci guadagna. Parlo dei Mipymes (Micros, pequeñas y medianas empresas), che si sono attrezzati fornendo installazioni solari con converter e accumulatori. La corsa al pannello è inarrestabile e i locali chiedono rimesse ai familiari all’estero per ovviare alla situazione.
Le autocisterne (private) sono pure felici se non arriva acqua a casa.
I gruppi di continuità a motore adesso non li vuole più nessuno. La benzina, nel mercato nero, ha toccato ieri i 6.000 pesos il litro. Lo stipendio di un medico di base è di 5.000 pesos (10 usd circa) al mese, di un dentista 15.000, solo per dare un’idea.
I Cupet/Cimex distribuiscono, quando c’è corrente, 20 litri per auto, ma solo a Taxi gialli con licenza statale e alle auto turistiche in affitto (che anche i cubani possono affittare…). I bus nazionali sono fermi, viaggiano solo la Viazul (autobus turistici) e la Transmetro (trasporto lavoratori agli hotel). Vista l’assenza dei turisti particular, non ci sono taxi cumulativi e i prezzi per i trasferimenti privati sono alle stelle. Non c’è petrolio nemmeno per i gruppi di continuità dei policlinici, che lavorano a singhiozzo. Restano attivi solo i servizi d’emergenza in ospedale.
I media americani dicono che sono in corso colloqui tra Marco Rubio e alcuni funzionari locali, notizia smentita da Díaz-Canel e tg nazionali, che non brillano però in trasparenza e veridicità. Interessante l’intervento dei messi vaticani dei due paesi, nel cercare di porre un freno a una situazione socioeconomica e umanitaria che si fa ogni giorno più pesante.
Nel frattempo, il comandante in capo dell’esercito ha richiamato la guardia nazionale per fare esercitazioni di tiro per prepararsi contro il possibile attacco dei bandidos.
Un amico mi ha raccontato del campo, tutto eccitato per la chiamata. Dentro di me sorridevo, pensando ai droni e alle armi in possesso degli USA.
Nonostante l’oscurità, si vive in fibrillante attesa, nella speranza che qualcosa cambi.




